Preservazione alveolare
Una procedura eseguita dopo l'estrazione dentale per limitare la perdita di volume dell'osso alveolare e favorire le condizioni per una futura riabilitazione implantare.
Lo studio parodontale è l’insieme delle valutazioni necessarie per conoscere lo stato di salute di gengive, legamento parodontale e osso che sostengono i denti. È particolarmente importante quando sono presenti sanguinamento, alito cattivo persistente, recessioni, mobilità dentale o familiarità per parodontite.
La gengivite è un’infiammazione dei tessuti gengivali che, se trattata adeguatamente, può regredire. La parodontite coinvolge anche le strutture di sostegno del dente e può provocare una perdita di attacco e di osso, che non si recupera semplicemente eliminando l’infiammazione.
La registrazione dei parametri permette di documentare la situazione iniziale, formulare diagnosi e classificazione della malattia e confrontare i risultati dopo la terapia. Aiuta inoltre a definire la frequenza dei richiami.
Il piano può comprendere istruzioni di igiene orale, terapia causale non chirurgica, rivalutazione e, solo quando indicato, interventi chirurgici. Anche dopo la stabilizzazione della malattia è essenziale la terapia parodontale di supporto, perché il rischio di riattivazione non scompare automaticamente.
Le tecniche di Parodontologia vengono valutate in funzione delle condizioni cliniche e delle esigenze del paziente.
Una procedura eseguita dopo l'estrazione dentale per limitare la perdita di volume dell'osso alveolare e favorire le condizioni per una futura riabilitazione implantare.
Abbiamo raccolto alcune delle domande più frequenti relative a Parodontologia, per aiutarti a comprendere meglio trattamenti, procedure e percorsi di cura.
Sì. Anche dopo un trattamento efficace può riattivarsi se si accumula placca o persistono fattori di rischio. Per questo si parla spesso di controllo a lungo termine più che di guarigione definitiva. Igiene domiciliare, cessazione del fumo e richiami regolari sono determinanti.
Può aiutare a controllare la placca, soprattutto se usato correttamente. Non sostituisce però la pulizia degli spazi interdentali né le terapie professionali. Il dentista o l’igienista possono indicare testina, pressione e tecnica adatte alla situazione gengivale.
In alcuni casi sì, attraverso un piano parodontale e un mantenimento accurato; in altri la prognosi può essere sfavorevole. La decisione non dipende da un singolo valore, ma da supporto residuo, mobilità, anatomia e possibilità di controllo dell’infezione. È importante valutare ogni dente individualmente.
Dopo il trattamento è spesso necessario un programma di mantenimento più frequente rispetto ai normali controlli, stabilito in base al rischio individuale. Durante le visite si controllano placca, sanguinamento e stabilità delle tasche. Saltare il mantenimento aumenta il rischio di recidiva.
L’alitosi persistente può essere collegata a patina linguale, accumuli di placca, problemi gengivali, carie o altre cause. Il dentista può verificare le condizioni del cavo orale e indicare gli interventi utili. Se la causa non è orale, può essere opportuno un approfondimento medico.
È uno spazio patologicamente approfondito tra dente e gengiva, spesso associato a infiammazione e perdita di supporto. Non può essere valutato correttamente a casa: viene misurato con una sonda durante la visita. Profondità e sanguinamento aiutano a programmare la terapia.
No. Una volta mineralizzato, il tartaro aderente alle superfici dentali richiede strumenti professionali. Spazzolino e pulizia interdentale servono invece a controllare quotidianamente la placca e a ridurre la formazione di nuovi depositi. Evita strumenti fai-da-te che possono danneggiare i tessuti.
Diabete e parodontite possono influenzarsi reciprocamente: un controllo glicemico non ottimale aumenta il rischio di infiammazione parodontale, mentre una parodontite importante può complicare la gestione metabolica. Una cura coordinata tra dentista e medico è particolarmente utile.
Sì. Il fumo aumenta il rischio di parodontite e può ridurre la risposta alle cure. Inoltre può mascherare il sanguinamento, rendendo meno evidente l’infiammazione. Smettere di fumare è una delle misure più utili per migliorare la prognosi parodontale.
I batteri della bocca possono essere condivisi tra persone, ma la parodontite non si trasmette come una comune infezione contagiosa. La sua comparsa dipende anche dalla risposta immunitaria, dalle abitudini e dai fattori di rischio. Restano fondamentali igiene personale e controlli.
La mobilità può dipendere dalla perdita di supporto parodontale, da traumi occlusali o da altre condizioni. Non significa sempre che il dente debba essere estratto, ma richiede una valutazione tempestiva. Il trattamento dipende dalla causa e dalla quantità di supporto ancora presente.
La recessione gengivale non si risolve semplicemente con un collutorio. In casi selezionati si può intervenire con procedure mucogengivali per coprire parte della radice esposta o aumentare lo spessore dei tessuti. La prevedibilità dipende dalla posizione del dente e dal supporto residuo.
Può essere proposta se, dopo la terapia iniziale, persistono tasche profonde o difetti che richiedono accesso o tecniche specifiche. Non è necessaria in tutti i casi. La scelta dipende da gravità, anatomia, igiene e possibilità di mantenere i risultati nel tempo.
La terapia non chirurgica mira a rimuovere placca e tartaro dalle superfici radicolari e dalle tasche parodontali, con strumenti manuali o ultrasonici. Può richiedere più sedute e anestesia locale in alcune zone. Dopo il trattamento si rivalutano i risultati per decidere i passi successivi.
Può essere trattata e stabilizzata, riducendo l’infiammazione e controllando i fattori di rischio. Il trattamento non restituisce automaticamente tutto l’osso perduto e richiede collaborazione quotidiana e mantenimento periodico. In alcuni casi sono indicate terapie chirurgiche o rigenerative mirate.
Il professionista raccoglie la storia clinica, esamina le gengive e misura con una sonda la profondità delle tasche e l’eventuale sanguinamento. Le radiografie, quando indicate, aiutano a valutare il supporto osseo. I risultati permettono di definire gravità, distribuzione e piano di trattamento.
No. La malattia può progredire per anni senza dolore significativo. Segnali possibili sono sanguinamento, alito cattivo persistente, recessioni gengivali, spazi che cambiano e denti mobili. Attendere il dolore può ritardare la diagnosi e ridurre le possibilità di conservare i denti.
Il sanguinamento è spesso un segno di infiammazione dovuta alla placca, ma può avere anche altre cause. Non è una ragione per interrompere la pulizia: occorre migliorarla con tecniche corrette e richiedere una visita se il problema persiste. Il dentista verificherà anche eventuali fattori sistemici o farmacologici.
La gengivite interessa principalmente le gengive e, se trattata correttamente, è generalmente reversibile. La parodontite coinvolge anche i tessuti di supporto del dente e può causare perdita ossea non spontaneamente recuperabile. Per distinguerle servono sondaggio parodontale e, quando indicato, radiografie.
È una malattia infiammatoria dei tessuti che sostengono i denti, associata a batteri della placca e alla risposta dell’organismo. Può provocare perdita di attacco e di osso, fino alla mobilità dentale. Spesso progredisce lentamente e senza dolore, perciò una diagnosi professionale è importante.
Una visita permette di analizzare le condizioni cliniche e valutare le opzioni di trattamento più appropriate.